venerdì 8 novembre 2013

LA PENDOLARIZZAZIONE - STORIE DA PENDOLARE: la teoria della relatività!

Buongiorno a tutti cari amici che seguite l'antro dello shamano o che siete casualmente capitati da queste parti.
Un saluto a tutti quanti!
Oggi torniamo a parlare di pendolarizzazione, e torniano a cercare di rispondere alla domanda che ha aperto questa discussione: la pendolarizzazione è arte o scienza? Insomma, uno stupido tentativo di raccontarvi le esperienze e la vita di un pendolare. Niente di più, niente di meno.

Quest'oggi, vorrei testare insieme a voi ed insieme a tutti i compagni pendolari, la nostra preparazione scientifica, andando a citare la teoria della relatività di Einstein. Iniziano a tremarvi le ginocchia vero? Anche a me. In questo momento che sto scrivendo, non ho ben chiaro dove mi condurrà questa discussione. Andiamo a scoprirlo insieme. Dicevamo della teoria della relatività di Einstein: la conoscete tutti nevvero? Tutti, anche se non la capiamo fino in fondo, anche se non ne capiamo nulla, anche se ci leggiamo solo delle lettere, un uguale ed un due, l'abbiamo vista almeno una volta. La famosissima 

E=mc^2

ci viene servita con il caffè della mattina al bar, se ne parla e se n'è parlato ovunque.


Bene!


"Bene?" direte voi. Sì, bene. Partendo da questa formula, tanto semplice quanto complessa vi posso dire che: con l'accettazione da parte della comunità scientifica della teoria della relatività sono stati demoliti i concetti di spazio e di tempo assoluti e separati l'uno dall'altro, mentre ha preso il loro posto il concetto di spaziotempo, nel quale non c'è un sistema di riferimento privilegiato e per ogni evento le coordinate spaziali e temporali sono legate tra di loro in funzione dello spostamento relativo dell'osservatore.

"Eh?"

Insomma, per farla molto breve e per cercare di asservire alla mia tesi la teoria della relatività (non me ne vogliano quelli che di queste cose ce ne capiscono davvero), possiamo dire che: lo spazio assoluto, e il tempo assoluto, entrambi non esistono.

  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come sia possibile che fissato lo spazio della tratta ferroviaria Cuneo - Torino, il tempo di percorrenza della stessa, possa variare di giorno in giorno.
  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come sia possibile che un ritardo di dieci minuti di un treno venga percepito in maniera decisamente diversa dal capotreno e dal pendolare (che giusto per la cronaca, a causa di quel ritardo può aver perso una coincidenza, od un pulman, che comporterà dunque un ritardo all'ingresso sul posto di lavoro, che a sua volta provocherà, come un domino, l'uscita dal posto di lavoro un quarto d'ora dopo, rispetto al solito orario calcolato al secondo, che comporterà dunque che anche il solito treno del ritorno verrà perso...facciamo un attimo una pausa...ed immaginiamo che il pendolare che ha fatto tutta questa associazione di idee si trova fermo in un punto ben preciso dello spazio...su un sedile del treno che è fermo per una ragione sconosciuta in mezzo alla campagna).
  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come mai, dagli speaker installati sui treni per farli sembrare degli aerei, il capotreno annunci un ritardo di 15 minuti mentre dopo pochi istanti l'altroparlante del sistema automatico ne annunci 5. Sono evidentemente bastati quei pochi istanti di movimento del treno, tra un annuncio e l'altro, che hanno comportato una variazione dello spazio, per generare un'alterazione del tempo. Evidente!
  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come sia possibile che con il variare del tempo, e più precisamente, con il passare dei giorni, la lunghezza del treno (misurata in vagoni disponibili) cambi anch'essa...anche se avviene senza logica (un giorno il treno è lunghissimo, un giorno cortissimo).
  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come sia possibile che nel variare il tempo di partenza di un treno di anche solo dieci minuti, questo generi una diminuzione dello spazio vitale sul treno successivo, dove tutte le persone si ammassano.
  • Se tutto questo è vero, capisco e mi spiego come sia possibile che al variare dell'orario di partenza del treno, mantenendo fissa la distanza da percorrere, si voglia modificare il costo del biglietto da pagare (vedi articolo fresco fresco di questa mattina). Non c'è assolutamente da stupirsi della cosa! Tutto è relativo!

Se tutto questo è vero...ed è vero...capisco e mi spiego tutto...perchè sono un pendolare...relativo!

Con questa storia, che vi ho raccontato oggi, sembrerebbe essere che la pendolarizzazione è più scienza che arte...ma ho come l'impressione che la storia non sia ancora finita...

Ora non mi resta che salutarvi e dirvi che vi vedremo...

...al prossimo incontro!

LoShAmAnO

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