mercoledì 22 febbraio 2017

FUMETTO: Corto Maltese 12 - Nonni e Fiabe

uon salve a tutti quanti,
amici e visitatori dell'aNtRoDeLLoShAmAnO!
Ho inizio una serie di recensioni fumettose su un personaggio che ha fatto la storia del fumetto in Italia e mi permetto di dire, non solo: il Corto Maltese di Hugo Pratt.
La collezione dei numeri di questo fumetto l'ho terminata almeno dieci anni fa ad un Lucca Comics and Games, ma non ho mai terminato di leggerla. Si tratta, per i più curiosi di voi, dell'edizione edita dalla Lizard Edizioni. Avete presente? Copertina completamente bianca, costola rossa nella sua parte terminale. Immagine di copertina piccola e colorata.
Con l’uscita della nuova avventura di Corto Maltese ad ottobre del 2015 (acquistata dal mio fumettaro di fiducia) mi sono deciso,  finalmente, a rileggere tutte le storie di questo fumetto, ed a condividere con voi qualche commento ed impressione.
Le altre recensioni finora proposte, le potete trovare a qui:
  1. Il Segreto di Tristan Bantam
  2. Appuntamento a Bahia 
  3. Samba con Tiro Fisso
  4. Un'aquila nella giungla 
  5. ... e riparleremo dei gentiluomini di fortuna
  6.  Per colpa di un gabbiamo
  7. Teste e funghi 
  8.  La conga delle banane  
  9.  Vudù per il presidente 
  10. Una ballata del mare salato 
  11.  La laguna dei bei sogni
Parliamo dunque del dodicesimo numero di questa serie: nonni e fiabe.


Storia ambientata nella foresta, in Perù. La storia inizia subito con l’azione di una rissa, su di un battello che sta portando Corto, Levi Colombia e Steiner vicino a Borja, per una proposta d’affari che Levi Colombia ha fatto a Corto. La rissa ci porta subito dentro la storia, perché, anche se il lettore non lo sa, quest’inizio verrà ripreso in seguito. Non capiamo, o meglio, non ho proprio capito se alla fine Corto abbia picchiato Mendoza perché ha giocato contro di lui con dei dadi truccati (come sostiene lo stesso Corto) o perché Mendoza è uno schiavista (come sostengono Steiner e Levi Colombia).


Questa mia sospensione del giudizio è senz’altro dovuta alla grande bravura del narratore Pratt, che attraverso di essa sottolinea ancora una volta un’altra sfaccettatura del carattere di Corto che ritorna spesso. Si tratta di un buono o di uno che alla fine pensa solo ai fatti suoi? Facilmente, nessuna delle due cose.

Levi Colombia ha dunque incaricato Corto, per conto del dottor Stoner di cercare il nipote di quest’ultimo. Rimasto orfano, suo padre Nathan (figlio di Stoner) e sua mamma (un’indigena) sono morti ed ora il giovane vive con il nonno materno, tale Marangwè. Stoner vorrebbe prendersi cura del nipote. Presso Borja i nostri incontrano Stoner ed anche padre Sullivan, missionario francescano davvero particolare. Proprio con quest’ultimo Corto scambia quattro chiacchiere e viene fuori che sembrerebbe esserci una mappa per raggiungere la città dorata (l’Eldorado, che fa un poco da sfondo ai pensieri di Levi Colombia ed anche di Corto). Tale mappa sembrerebbe essere a Venezia, esposta in una chiesa. Tali rivelazioni sicuramente ci regaleranno un’altra avventura.


A Borja Corto incontra un indigeno venuto per scambiare merci che sta tornando al villaggio e si offre come guida. Corto lo soprannomina “Saltafossi”. Ovviamente arrivati al villaggio c’è il colpo di scena. Il villaggio è vuoto, sono rimasti solo i morti. Saltafossi parla degli schiavisti ed in particolare di Mendoza, che tra le tante cose brutte che sta facendo nella foresta, ha anche ucciso sua figlia e suo marito… Saltafossi è in realtà Murangwè. Corto e l’indigeno si mettono alla ricerca di Mendoza e ne intercettano la barca.

Murangwè non uccide lui Mendoza, si limita a bloccarlo ed a tagliargli il palmo della mano, da cui sgorga copiosamente il sangue, per poi gettarlo nel fiume… un fiume pieno di peschi piranha.

I prigionieri vengono liberati, compreso il ragazzino, Murangè sopravvive alle ferite mortali infertegli da Mendoza, grazie anche a Stoner. Stoner si trasferirà a Borja per stare più vicino al nipote.


Ho apprezzato il fatto che la storia non sia finita con la supremazia occidentale sul mondo indigeno. Sono contento e mi è piaciuto che la storia non sia terminata con Stoner che si porta via il ragazzino perché il modo di vivere occidentale è migliore di quello indios. Ho apprezzato questo particolare. Che dire poi del nostro eroe. Ancora una volta si rivela come una persona di cuore, ma anche cinica, avventurosa ma anche disinteressata. Una continua contraddizione che però lo rende assolutamente reale.

Per ora vi saluto e come sempre vi dico...

...al prossimo incontro!
LoShAmAnO 

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