giovedì 14 aprile 2016

FUMETTO - SAGA 02

uon salve a tutti quanti,
amici e visitatori dell'aNtRoDeLLoShAmAnO!

Continua la lettura, qui presso l'AnTroDeLLoShAmAnO della serie SAGA. Siete curiosi di leggere cosa ne pensa il vostro ShAmAnO preferito? Se sì vi prego di proseguire nella lettura. Se no, vi prego di darmi una possibilità (infondo si tratta di quattro considerazioni messe nero su bianco) e di proseguire dunque nella lettura.

Sperando dunque che stiate proseguendo nella lettura, è con molto piacere che vi parlo di...


SAGA 02
Brian K. Vaughan
Fiona Staples

Bao Publishing



Questo secondo numero continua laddove il precedente si era fermato. E non sempre la cosa è così scontata, come invece potrebbe sembrare.
La piccola Hazel è sempre la narratrice della storia. Tutte le didascalie sono sue. Tutte le didascalie, proprio perché la narratrice è l’unica che nella storia raccontata non parla, hanno un qualcosa di misterioso che attira il lettore. Il fatto che sia lei a parlare, regala al lettore un qualche sguardo sul futuro che sembra volerlo rassicurare. È un poco come se Brian K. Vaughan ci avesse già detto che la storia andrà bene, ci sarà un lieto fine ed ora ci racconti come è andata. Non è da tutti permettersi di poter raccontare le storie in tal modo.
Se questa storia, così come mi è stata presentata a suo tempo, “è una sorta di Romeo e Giulietta fantascientifico”, allora capisco da dove Vuaghan abbia preso ispirazione. Anche il capolavoro di Shakespeare inizia proprio con il racconto di come le cose andranno a finire. Tutto viene svelato nei primi  minuti. Solo i grandi autori riescono a tenere viva l’attenzione del lettore dopo aver iniziato una storia con il racconto della fine.


Ma torniamo alla storia di questo secondo numero di Saga. La storia balzella nel tempo e nello spazio a piacimento, ma con uno schema ben preciso. Il tempo si alterna tra le vicende presenti di Alana e Barr (il padre di Marko) che rimangono soli sulla nave e si devono rapportare/scontrare tra di loro; e Marko e le sue vicende da piccolo con i propri genitori, piuttosto che l’incontro tra gli stessi Alana e Marko, quando l’una era la carceriera dell’altro. Lo spazio si alterna tra le vicende sulla nave albero, piuttosto che in un altro posto dove Il Volere e Gwendolyn si incontrano e continuano la caccia insieme, ed ancora, Marko e sua madre che invece si teleportano sul planetoide alla ricerca di Izabel.
Tempo e spazio si mescolano tra loro fino a collidere in punto ben preciso della storia, collidono come fossero un buco nero che tutto risucchia. Il punto in cui tutto accade è il capitolo undici della storia. Capitolo in cui tutti i personaggi si trovano nello stesso tempo, il presente, e nello stesso punto spaziale. Il buco nero che ne consegue risucchia la vita di uno dei personaggi. Destino inevitabile di cui Vaughan sembra essere molto consapevole e strumento che usa con molta sapienza. Barr, il padre di Marko, il suocero che Alana aveva appena imparato a conoscere, il nonno, di cui Hazel, (in una condivisione con il lettore), conserva ancora un pezzo  della tutita che le aveva fatto, muore.

Ovviamente però un buco nero non può essere la fine. Chiamando in causa la teoria fisica dell’orizzonte degli eventi, ecco che alcuni brandelli della storia, impattano con il buco nero e rimbalzando, riescono ad allontanarsene. O come un astronave albero che nel pieno gorgo del risucchio di un Succhiatempo, con l’aiuto della magia, tenuta insieme dal sacrificio di un padre, riesce a  sfuggirne.

Ecco che allora il capitolo finale è un brandello di storia che sfuggendo ed incontrando la matita di Fiona Staples, viene messo su carta per essere raccontato. Anche in questo caso l’uso del tempo è caratteristico. Il principe robot IV che arriva sul pianeta dove vive lo scrittore Heist ci fa pensare che abbia anticipato i protagonisti della storia. E invece…

Come chi è Heist? Ma è lo scrittore del libro che ha folgorato Alana, che ha condiviso la storia con Marko, che come lei ne coglie il senso pacifista e di critica alla guerra in corso. Ma come? Ma. Le parti della storia che ci parlano di come Alana e Marko si sono conosciuti e di come sono fuggiti non parlano di altro. Se è per questo il libro viene già introdotto nel primo volume di questa storia.

Una storia nella storia. Sembra di addentrarsi nell’infinitamente piccolo della meccanica quantistica che si cela alle spalle di una figura frattale. Così come lo stesso disegno ripetuto ed affiancato più volte compone una figura più grande dalla stessa geometria delle sue parti, così qui una storia che racconta la follia della guerra, il desiderio di famiglia, di pace e di amore compone una parte di una storia che racconta esattamente la stessa cosa.

Ecco come mi si sta palesando questo Saga. Un continuo movimento tra l’infinitamente grande degli eventi cosmici, come possono essere i buchi neri, all’infintamente piccolo della teoria dei frattali.

Vi prego, non giudicatemi un matto!

Senza la matita di Fiona Staples però tutto questo sarebbe mancante. Sarebbe molto bello, ma mancante. Le idee grafiche che l’autrice riesce a tirare fuori sono geniali. Se vogliamo, in qualche modo, il tratto della Staples fa da perfetta cornice alla sceneggiatura di Vaughan e ne rafforza i contenuti.

Questo era tutto, ed ora i saluti finali...

...al prossimo incontro!
LoShAmAnO
 

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