giovedì 5 gennaio 2017

FUMETTO - Goodbye Marilyn

uon salve a tutti quanti,
amici e visitatori dell'aNtRoDeLLoShAmAnO!
Iniziamo questo nuovoi anno, anche in questo antro digitale, e lo facciamo con una storia. Una storia a fumetti. Oggi vi vorrei raccontare di

Goodbye Marilyn

 
Storia e testi: Francesco Barilli
Disegni e colori: Roberta “Sakka” Sacchi
Becco Giallo Editore
2016



Prima di lanciarmi in qualche condivisione di annotazioni prese durante la lettura di questo fumetto o nate in seguito, vi vorrei raccontare di come questo libro è stato pubblicato sotto la licenza “Creative Commons”. Tale licenza enuncia, tra le altre cose, quanto segue: sei libero di condividere e diffondere quest’opera nella sua integrità, citandone sempre le fonti e gli autori e senza fine di lucro (www.creativecommons.it)
Ecco un bel modo per condividere davvero la cultura. Mettiamola così, questo incipit ci regala una bella panoramica sul progetto editoriale Becco Giallo e sul loro modo di concepire l’arte e la cultura.

Ma non lasciamoci distrarre troppo e torniamo a focalizzarci sulla storia. Per farlo vorrei partire con voi dalla copertina del volume.  Il mio primo commento, mentre prendevo appunti per queste quattro righe che sto scrivendo, recita: non mi ha colpito, non so se per il nero dello sfondo o per il biondo pallido della chioma della Marilyn ritratta o se per altro. Ora che scrivo questo post, però, dopo aver letto la storia, trovo che ne rispecchi perfettamente l’atmosfera. Il nero dello sfondo mi rimanda a tutto il volutamente non detto che c’è nella storia e proprio il biondo  pallido mi ricorda l’atmosfera di una foto ingiallita che racconta un tempo passato, ma non troppo. Proprio i due elementi che dapprima non mi avevano convinto ora sono indicativi ed evocativi di cosa mi ha lasciato questa storia. Curioso, non trovate?

Una piccola nota in merito all’edizione devo proprio farla: la grammatura della carta (si dice così vero?) è davvero notevole. I fogli sono spessi, sembrano quasi cartoncino spesso. Agli amanti della lettura dei libri cartacei, ai più feticisti tra costoro, posso dire che la sensazione di sfogliarlo è davvero piacevole.



Il primo passo all’interno del volume  ci regala subito con una citazione molto alta: Francesco Barilli cita il Pasolini del film “Rabbia”. La cosa potrebbe spiazzare, ma, come per la copertina, tutto avrà un senso alla fine.

Da un punto di vista strutturale la storia è suddivisa in nove capitoli, ben distinti tra loro, e ci condurrà per mano alla conoscenza di Marilyn, personaggio e persona (spero apprezzerete la distinzione tra questi due termini).

Prologo
In questa prima parte incontriamo una piccola fata che cammina su una corda tesa, ancorata chissà dove e chissà quando. Mi spiego meglio. Ovviamente la piccola fata è una versione onirica della protagonista, un sogno, un ricordo. La corda non è solo una linea che collega tra loro due punti nello spazio, ma due istanti del tempo. La città ai suoi piedi muta in una piccola casa isolata del passato. La piccola fata sempre in equilibrio, non cade e prosegue. La piccola fata si chiama Norma Jane.

Il ritratto
In questo capitolo gli autori ci raccontano l’idea che sta alla base del fumetto (bello e curioso, sul finale del volume, sarà andare a leggere il come è nata questa idea).
L’idea parte dall’assunto che Marilyn Monroe è ancora viva e vegeta, non appare più in pubblico e non rilascia interviste da una vita. Ha novant’anni. Un giornalista italiano decide che, nonostante tutti i suoi rifiuti a persone ben più importanti di lui, la vuole intervistare. O almeno ci vuole provare. Le scrive allora una lettera sincera e schietta, allegando un disegno della figlia. Ovviamente il tentativo colpirà la novantenne e l’intervista sarà concessa.
Non so bene come spiegarvelo, ma l’idea alla base della storia mi è piaciuta molto.

Diventare un mito…
Di questo capitolo vi vorrei segnalare il finale. Come dicevamo la novantenne Marilyn ha accettato l’intervista, ma rifiuta l’elenco di domande che erano state proposte come esempio, non è interessata ad alcuna biografia. Dice di non averne alcuna voglia e di non averne la forza. La parte che mi è piaciuta sia da un punto di vista letterario, sia da un punto di vista di espediente grafico adottato, è quella che segue.
Il giornalista le chiede: “Cosa ha fatto in questi cinquant’anni?”.
Marilyn le risponde in due vignette diverse, orizzontali:
 “Sono stata impegnata a diventare…
… un mito
L’espediente grafico che arricchisce una così brillante risposta è che nella prima delle due vignette la bocca della Marilyn che parla è quella della novantenne. Nell’ultima vignetta invece e l’iconica bocca colorata di rosso della Marilyn che tutti abbiano in testa.



Il successo
In questo paragrafo passiamo dall’affermazione della stessa diva che il suo maggior successo, il culmine della sua carriera è da considerarsi quello avuto durante il viaggio in Corea per cantare davanti ai soldati del fronte; ad un racconto di uno di questi ragazzi che assistette a quell’esibizione. Questa figura, questo soldato, questo ragazzo, diventerà una figura, in questa storia, che accompagnerà la Marilyn fatata nelle parentesi oniriche e dedicate ai ricordi ed alla memoria.

Happy birthday Mr. President!
Viene raccontato il celebre episodio degli auguri cantati a Kennerdy e l’ovvio argomento conseguente, l’amore con i fratelli Kennedy, viene trattato con molta eleganza. L’episodio storico e reale si mescola con quello del ricordo della Marilyn fatata.

Gli uomini e la bellezza
La cosa che mi ha colpito di questo paragrafo, è come la Marilyn raccontata, non è la stupida diva bella e svampita che fa mostra di sé e del suo elenco di fidanzati (ogni riferimento a gente del mondo dello spettacolo del mondo di oggi è puramente casuale); tant’è che l’unico uomo di cui parla è uno dei suoi suoceri. In questo episodio sembra davvero una ragazza normale… non fosse per il fatto che invece è Marilyn Monroe.

Una bambola di pezza
Questo capitolo può essere racchiuso in uno scambio di battute che qui vi riporto.

Lei non ‘sentiva’ di essere Marilyn Monroe?
No. Ero un’icona. Non potevo avere altro volto se non quello dell’icona stessa. Mai il mio capisce?

Ed ancora.
Ma la vita ti obbliga ad essere ad essere quello che gli altri pensano tu sia”.

Qualcuno potrebbe trovare scontate queste battute. Mi sento di dire che nel contesto in cui sono inserite lo sono molto meno di quello che si potrebbe pensare.

L’incubo della farfalla
Anche in questo caso mi sento di proporvi uno scambio di battute che la dicono lunga.
…Perché anche le farfalle hanno gli incubi sa?
Paura di morire?
Anche…” “… soprattutto, tornare ad essere un bruco”.

Praticamente l’intervista finisce con queste parole… ed al termine dell’intervista, particolare molto bello che mi è piaciuto molto, i ricordi (la fata ed il bel soldato) tornano a trovare Marilyn dopo molto tempo.

Una biografia sotto la buccia del mito…
In questo capitolo si propone la vita vera di Marilyn, si parla anche della morte di questa donna. Prendo qua e là alcuni particolari che mi hanno colpito.
Alcune delle foto che le sono state scattate (soprattutto quelle degli ultimi giorni di vita) vengono qui riprese da Roberta “Sakka” Sacchi e mutate in disegni.
L’immagine del cadavere di Marilyn, nel letto, di spalle, viene riproposto in tutta la pagina, in diverse piccole vignette, come nei celebri dipinti del primo piano della stessa, realizzati da Andy Warhol. Molto significativo e toccante.



Molto interessanti e chiarificatrici sono le note alla fine del libro. Si tratta di note bibliografiche, videografiche, elenco di siti internet da cui alcune informazioni sono state reperite, condite dalla spiegazioni di Francesco Barilli. Ho poi apprezzato i due paragrafi dedicati ai due autori, che non conoscevo.

Veniamo ora ai disegni di Roberta “Sakka” Sacchi. Lo confesso: quando ho sfogliato per la prima volta il volume, i disegni non mi hanno colpito in maniera particolare. Ora che sto scrivendo, mi rendo conto invece di quanto mi siano rimasti dentro. Vale in parte il discorso fatto inizialmente per la copertina. Potrei quasi affermare che con l’avanzare della storia sono diventati compagni di lettura imprescindibili. Ora spero di non dire qualche eresia (e se lo faccio, ve ne prego, abbiate pazienza): il tratto è quasi espressionista. Linee sovrapposte e ripassate a sottolineare delle ombre o delle particolari espressioni dei persoanggi. Un paesaggio di sfondo alle vignette quasi inesistente. Sostituito da fondali mono tinta. A volte rossi, o verdi o neri. A volte la scena nella vignetta viene messa in evidenza da un inquadratura circolare, come se fosse il fascio di luce di un faretto che lascia tutto il resto in ombra. L’impressione che i disegni e le scelte grafiche danno è quello di essere in uno studio cinematografico in cui tutto è finzione ed ogni parola detta, precedentemente scritta su di un copione, viene recitata.  In altre parti, in cui invece, una parte di sfondo ed ambiente circostante viene abbozzato, tale sensazione svanisce. Sono infatti le parti in cui viene maggiormente fuori una protagonista vera, in carne ed ossa e meno artista artificiosa.

In conclusione, un lavoro che non pensavo potesse piacermi così tanto (sono sincero). Mi ci sono approcciato con preconcetti ed aspettative, che i due autori, ognuno per la propria sfera di competenza hanno spazzato via. Non si tratta di un insieme di pettegolezzi, di inchieste o di materiale da rotocalco messo insieme sotto la falsa scusa di voler raccontare una storia. Abbiamo a che fare con una storia intima, che lambisce appena i superficiali argomenti del pettegolezzo, e quando succede, lo fa con eleganza. Più che la storia di una diva americana, di un’icona dell’immaginario occidentale, ho trovato che viene raccontata la storia di una donna. Una donna che era senz’altro diva e icona, ma era anche altro.
Davvero alla fine della storia sembra che qualcuno abbia scritto di una nostra amica, ed allora non posso non chiudere queste poche righe dicendo..

 “Goodbye Marilyn… ciao!”.

Ed ora saluto tutti voi e vi ringrazio per la pazienza dimostrata, per essere arrivati fino a questo punto nella lettura...
...al prossimo incontro!
LoShAmAnO

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