lunedì 12 dicembre 2016

FUMETTO – La terra dei figli

uon salve a tutti quanti,
amici e visitatori dell'aNtRoDeLLoShAmAnO!
Nuovo giorno e nuovo fumetto. Sedetevi dunque in questo antro in cui le storie prendono vita e mettetevi comodi... Oggi è venuto a trovarci un potente sciamano dei nostri tempi, il suo  nome è Gipi e la storia che ci racconterà prende il nome di...

LA TERRA DEI FIGLI


Autore: Gipi
Casa Editrice: Coconino Press

Che il fumetto che Gipi ci propone questa volta sia come una lente focalizzata sulla storia, piuttosto che sul bel tratto, il disegno o i bellissimi acquerelli a cui ci ha abituato, lo si coglie anche senza aprire il volume in questione. Basta soffermarsi non più di cinque secondi sulla copertina dell'opera.
Scarna. Tutto porta l’attenzione del lettore a focalizzarsi sul titolo. Nessuna distrazione. Nessuna concessione. Nessuna velleità.

Se ancora non bastasse ed aprendo il volume ci si aspettasse di leggere qualche mirabolante introduzione o analisi da parte del critico di turno, si rimarrebbe tremendamente delusi. L’unica introduzione concessa si compone di poche parole (riportate poi anche in quarta di copertina) che rimandano alla storia, ancora una volta, solo a quella. Il rimando di queste parole incuriosisce il lettore, e non poco, tanto sono criptiche e curiose (non sono però un puro esercizio di stile, attenzione; con il procedere della storia, infatti, acquisiranno un senso, anche se non del tutto completo. Ma ci arriveremo. Non credo sia una caso, infatti, che vengano riportate anche in quarta di copertina. Questo fumetto, vi posso già anticipare, inizia davvero dalla prima per finire con la quarta di copertina. Non inizia con la prima pagina del fumetto e non finisce con l'ultima pagina, così come siamo abituati ad intenderle. Le copertine fanno parte della storia.).
Per ora vi riporto queste fantomatiche parole, e non aggiungo altro (ovviamente, lo faccio per incuriosirvi e per invogliarvi a leggere questa bella storia):

Sulle cause
e i motivi
che portarono
alla fine
si sarebbero
potuti scrivere
interi capitoli
nei libri di storia.

Ma dopo la fine
nessun libro
venne scritto più.

Qui sotto trovate anche un video che presenta l'opera. L'ho trovato particolarmente evocativo, sia per l'immagine scelta, a rappresentazione dell'intera storia, sia per il suono.



A questo punto, se ancora qualche dubbio attanagliasse la mente del lettore, in merito al fatto che probabilmente Gipi fosse interessato a raccontare una storia e nulla più (da grande bardo quale egli è), basterebbe sfogliare il volume. Basterebbe prendere alcune pagine a caso per trovare un semplice quanto scarno tratto di china. Bianco e nero. Nessun colore. Nessuna distrazione. China. Solo china. Nuda e cruda. Nemmeno i numeri di pagina. Nulla, se non la storia che va letta. In silenzio. Entrandoci.

Le vicende  narrate hanno come sfondo un lago, a tratti paludoso, sulle cui sponde vivono, distanti tra loro, alcuni individui, solitari o no. Tali vicende le vorrei dividere con voi in tre momenti. 

Nella prima parte scopriamo come sono stati/sono educati i due ragazzi, protagonisti della vicenda, da loro padre. La modalità dura e spigolosa, apparentemente senza affetto (non posso usare la parola “amore”, è una parola proibita. Capirete leggendo), genera conflitto, genera sopravvivenza, genera la speranza che i due ragazzi diventino “invincibili”. In questa prima parte facciamo la conoscenza di Aringo, uno degli altri abitanti del non luogo dove si svolge la vicenda e del “la strega”, altro personaggio (madre dei ragazzi? Che però non vive con il padre…).

Nella seconda parte scopriamo cosa combinano i due ragazzi alla morte del padre, come uccidono Aringo, come cercano conforto dal “la strega”, come scoprono che ci sono altri abitanti intorno al lago, i Fedeli (al contrario di quello che il padre aveva sempre detto loro, che ovviamente ritengono un bugirado, senza capire che forse lo aveva fatto per proteggerli), che rapiscono “la strega”. Conosciamo poi i gemelli Testagrossa. 
Questa seconda parte, come in parte anche la terza, sarà mossa interamente dal desiderio che qualcuno legga ai ragazzi (in particolare al più piccolo) il quaderno che di tanto in tanto il padre scriveva in privato. I due ragazzi, poco inclini a conoscere le ambiguità del genere umano, si cacciano in diversi guai e manifestano una sorta di violenza senza rimorso (sia nella prima parte quando uccidono Aringo, sia in questa quando trattano lo stesso trattamento ai fratelli Testagrossa).
Il tema della violenza barbara e brutale permea l’intera storia. Una sorta di ritorno al passato dell'umanità, ad uno stato primordiale, ad uno stato istintivo.

La terza parte è legata alla comunità del dio fiko, una comunità che incanala la violenza e la governa attraverso qualche fantomatico testo (immagino una personale visione dell’autore in merito alle religioni). Questa terza parte però è anche quella che trova una sorta di speranza. Il quaderno, o almeno il senso generale di quando c’è scritto, viene letto a Lino (finalmente ne conosciamo il nome) accendendo una luce… anche se piccola, dal boia della comunità.

Individui senza nome, un linguaggio che per molti scambi di  battute si limita a “oh”, “eh”, “mm” e poco altro, vita povera, dura, violenta, solitaria; questo è lo scenario in cui tutto viene narrato, con grande maestria da Gipi.


Sospetto ed azzardo una mia personale interpretazione (e se ho preso una cantonata, pazienza): viviamo in un mondo liquido, così dicono i grandi pensatori e proprio la nostra società liquida viene rappresentata in questa storia, attraverso il lago; che alla fine è anche l’interno mondo, attorno al quale, sul quale, si svolge ogni cosa. Sul lago vivono comunità di individui o individui solitari. Ancora una volta una rappresentazione della crescente solitudine dell’uomo come individuo, ma anche come comunità. Il linguaggio usato dai personaggi è anch’esso un rimando al nostro linguaggio che sta cambiando, stiamo forse tornando ad una comunicazione attraverso versi e poco altro? La crescente violenza che permea il tutto, anche questa potrebbe essere vista come un riferimento al nostro mondo, al nostro modo di vivere, di pensare, di dire le cose, di raccontarle.

Il finale però non è così cupo o violento… anzi…forse nell'abbraccio finale si vuole dare ancora una speranza a questo genere umano che ha già combinato cose terribili e sembra non voler proprio imparare. Da sopravvissuti che sopravvivono, la speranza è che i protagonisti, inizino a vivere.

Non mi addentro oltre, quanto piuttosto vorrei tornare alle parole che fanno da introduzione alla storia. Un senso, ora che si è letta tutta la vicenda per intero, iniziano ad assumerlo, anche se tante sono le domande che nascono: ma cosa è successo per ridurre il mondo a quel modo? Che ne sarà ora dei due ragazzi? Ci saranno altre comunità di sopravvissuti in giro per il mondo?...
Forse è proprio questa la grande forza di una bella storia. Non deve rispondere ad ogni possibile domanda. Deve forse far nascere nel lettore ogni possibile domanda e deve autorizzare il lettore a tentare delle risposte. Deve autorizzarlo a volare con la propria fantasia per visitare quel mondo e vedere se davvero ci sono altri sopravvissuti, se ci sono altre comunità organizzate. Deve autorizzarlo a viaggiare nel tempo ed a visitare quel mondo prima della fine, per scoprire cosa lo ha portato al mutamento.

Ora vi saluto, devo fare un viaggio con la fantasia in un mondo che sembra ruotare intorno ad un lago… devo fare un viaggio nel tempo…
E se la cosa vi sembra strana, al limite dell'impossibile, allora leggete "La terra dei figli", mi troverete in riva al lago... su una barca... 

Come sempre è giunto il tempo dei saluti e non mi resta che darvi appuntamento...

…al prossimo incontro!
LoShAmAnO

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